Direttamente dal TP Blog è recente la segnalazione dell’ennesimo caso di uso improprio dell’immagine della donna in pubblicità. La Presidente della Consulta Femminile Regionale per le Pari Opportunità della Regione Lazio, Donatina Persichetti, ha inviato all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria una denuncia nei confronti della pubblicità relativa allo showroom Mega Bike, pubblicata dal giornale Metro, in cui si mostra l’immagine “tagliata” di una donna così da ritrarre solo il seno. Un uso voyeuristico del corpo che assolutamente non è inerente al prodotto pubblicizzato la cui visione è totalmente marginale nel visual ricoperto dalle scritte.
L’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti è da sempre sensibile e attenta rispetto al rapporto tra pubblicità e corpo della donna per questo nuovo caso il Presidente TP Biagio Vanacore, è intervenuto con determinazione dichiarando che: «Ancora una volta la cattiva pubblicità compie una violenza nei confronti delle donne e nei confronti di tutti i professionisti che fanno con orgoglio, dignità ed etica il lavoro di pubblicitari. Vogliamo intervenire con forza e per questo motivo abbiamo inviato una lettera ufficiale allo IAP in cui segnaliamo quanto avvenuto e chiediamo che vengano presi provvedimenti. Inoltre, abbiamo inviato una richiesta ufficiale al Ministro delle Pari Opportunità affinché vengano convocati presso il Ministero tutti gli attori della pubblicità (professionisti, agenzie, mezzi, clienti) per decidere un’azione comune in tal senso. È ora di intervenire – conclude Vanacore – e TP intende andare fino in fondo!».
La neo vice presidente nazionale TP Tiziana Pittia ha inoltre aggiunto: «Difficile far cambiare mentalità in poco tempo. Da sempre in Italia la pubblicità è più voyerista che in altri paesi: per esempio le pubblicità di alcuni marchi internazionali, quando vengono “tradotte” per il mercato Italia, diventano “sensuali” (vedi Muller). Il processo sarà lungo e difficile, presuppone un cambio di mentalità nel tessuto sociale oltre che dei pubblicitari, sempre che i pubblicitari siano professionisti veri e non “in prestito” da altre discipline. In Italia, infatti, chiunque può svolgere la nostra professione e questo, ovviamente, non permette da un lato la gestione corretta della comunicazione, dall’altro di valorizzare il ruolo dei professionisti, che si trovano stritolati da valutazioni personalistiche e soggettive, che depauperano poi l’essenza del nostro lavoro».
La pubblicità è una parte minoritaria dei messaggi veicolati dai media e solo una modesta parte di questa è considerabile sessista ma per sua natura è visibile, esplicita e memorabile e quindi è facilmente presa come “capo espiatorio”. L’Associazione Pubblicitari Professionisti ha come scopo preminente la tutela dei principi etici e della qualificazione professionale degli Operatori della Pubblicità e della Comunicazione e da anni e con duro lavoro mira a raggiungere risultati concreti affinché la cattiva pubblicità non compia una violenza nei confronti delle donne e nei confronti di tutti i professionisti che fanno con orgoglio, dignità ed etica il lavoro di pubblicitari.
Pertanto, c’è un Codice di Autodisciplina e si chiede che venga rispettato. È stato siglato anche a gennaio scorso un protocollo d’intesa tra il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna e il Presidente dello IAP Prof. Giorgio Floridia ma anche questo sembra non aver raggiunto i risultati sperati.
L’agenzia Friulimmagine, parte dell’Associazione TP, desidera diffondere attraverso il suo principale canale istituzionale questa comunicazione condividendola.
Fonte: TP Blog
Approfondimenti:
- Comunicato stampa
- Protocollo d’intesa del Ministero alle Pari Opportunità
- Lettera della consulta femminile delle Pari Opportunità della Regione Lazio
- Donne e pubblicità: esempi e coordinate per capire il caso italiano
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